Piatto e crudo, pieno di rughe e spaccato in mille tartarughe assetate. Piccole brezze di polvere al passaggio del piede. Piatto e lucido, a volte opaco. Linoleum consumato, macchie di acidi e sporcizia, linoleum brillante che non vede il passaggio di nessuno. Mattonelle di cotto e di maiolica, bianco e bruno, lucido e opaco. Polvere nelle scanalature di cemento bagnato e di cemento secco e rovinato. Un universo piatto, dove camminare senza fine, inizio. Ricordi vivi che sembrano riflettersi ai piedi, altri vaghi, sensibili, sensuali ma presenti. Guardando avanti si scorgono nel cielo piompo e azzurro le idee, i progetti. Linee da tecnigrafo colorate di nero e rosso si muovono come secchi canali irrigati, e creano la sensazione della tridimensionalità, della verità. Immagini sorteggiate da una rivista compongono un collage credibile e incredibile stagliato al cielo. Camminare e camminare, parlando ad un cellulare senza antenna che risponde con voci reali, inventate ed un ronzio d’altri tempi. Proseguire, andare, continuare, perseguire. Non esiste un dietro e forse un davanti. Muoversi per non affogare come i pescecani. La curiosità uccise il gatto, dove aveva lasciato lo zampino.
lunedì 1 novembre 2010
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