sabato 15 maggio 2010

Respirare


Una volta avevo imparato a respirare. La chiarezza stava cominciando a permeare la mia mente e le mie azioni. Ma respirare e sentire non è possibile. Per nuotare è necessario coordinare i movimenti del corpo con i movimenti della mente. Inoltre, è necessario coordinare i movimenti del corpo con la respirazione. Inspiri, affoghi per un attimo, espiri, riemergi inspirando. Concentrazione. Persa la concentrazione non nuoti più, galleggi. Come il povero micio cerchi di porre fine al dramma. Bracciata, inspirare, spinta, espirare. Non c’è modo di fare qualcos’altro oltre che respirare. Non è necessario fare qualcos’altro. Andare avanti, non fermarsi. Nemmeno a recuperare la cuffia rossa che si è persa. Respiravo veramente, e quando mi sono accorta di questo, ne ero felice e mi sono sentita sicura. Tanto sicura da rischiare, forte della mia trovata chiarezza. Ho ricominciato a galleggiare ed ho smesso di respirare. 

giovedì 13 maggio 2010

a domani

Un’estate di campagna, senza fine. La fine dell’infanzia, quando può essere ancora tutto. Colazioni abbondanti appena dopo l’alba. Porte e finestre aperte con tende in perenne movimento. Gli odori cambiano e le ore passano, tutto si muove e tutto è fermo. Fili per stendere tirati, sempre pieni di roba che sa di strano, come i vestiti, sempre quei due, perché tanto non importa. Correre senza fiato, ridere fino a piangere, scoprire così tante cose nuove che sei un’esploratrice. Ginocchia nere di sporco e sangue rappreso. Capelli lunghi nodosi e sudati, capelli corti sudati e nodosi. Intuizioni sull’albero di fichi, intuizioni sull’argine del fosso. Vertigine nel fienile, vertigine e paura sul muro. Dormire sull’erba e mangiare fiori. Il ghiacciolo dopo il bagno e la corsa al buio prima di buona notte, a domani.