Distrattamente attraverso il tempo di una distrazione, e, come uno shock, l’autunno è arrivato. Mi fermo allibita e fisso il nuovo mondo. Cerco di cogliere i punti salienti della disgrazia. Le foglie sono ingiallite e rade sui rami. Il tronco è improvvisamente scuro, quasi nero, punteggiato da muschi e muffe bianche. Non ci sono più gli stessi uccelli, ora gruppi di affascinanti volatili bianchi, neri e blu si raccolgono poco lontano. Anche il grosso ragno nero e blu è scomparso. Ed il cielo. La luna, piena, fa capolino quando ancora c’è luce, avvolta dal vento freddo: insieme hanno annunciato a chi era presente l’inevitabile corso delle stagioni. Sono sbalordita ed impressionata. Ora non esiste più il mio angolo sul microcosmo, dove le superfici nascondono segreti e i rumori sono attutiti o sconosciuti. Mi sento assolutamente ed ingiustamente defraudata. Catapultata del mondo reale, fatto di ferro e cemento, di prospettive ed altezze, dove la natura dorme mentre l’altra vita continua, mi stupisco. La comprensione del mondo esterno è fondamentale. Guardo e osservo. Bambini giocano, qualcuno torna a casa, quancuno esce, qualcun altro credo faccia ginnastica. L’umanità mi investe insieme al vento freddo. Il senso di vertigine si fa sentire.
giovedì 21 ottobre 2010
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