Mi chiedo come può accadere che improvvisamente tutto cambia. Un prato buio con mille sconosciuti, il brusio, l’umido caldo delle notti di collina. Guardi le stelle, che per te non cambiano mai. Tocchi l’erba che punge, secca, gialla e umida. Aspetti. Forse. Forse come sempre. E poi una luce piccola piccola illumina i tuoi pensieri piccoli piccoli. Una lucciola. Ti ricordi perfettamente l’ultima volta che ne hai vista una. Poi troppo inquinamento, troppo veloce. Come la volpe nell’aiola del supermercato, ti coglie completamente impreparata. Ti sconvolge la sua esistenza. Ti emozioni senza accorgertene e diventi esattamente la bambina che eri e che chiaramente sei. Cominci a indicarla, ripeti il suo nome, forse. Ti ritrovi con altre bambine a discutere che fine avrà fatto, in circolo. Poi, come per ogni grandioso inizio, la tragedia. Sei terribilmente più grossa e ingombrante, nell’agitarti emozionata per la scoperta della lucciola, ripetendo il suo nome e tentando di coinvolgere chiunque, l’hai scaraventata a terra. E, peggio del peggio, te ne sei accorta perché, mentre tentavi di schiacciarla con la tua manona, ti ha bruciato. Il senso di colpa ti assale, ma non puoi fare a mano di chiamare in soccorso il nugolo di bambine. Si ricrea il crocchio, si discute e si commenta, finche la lucciola, sfinita, decide di abbandonarci al nostro destino e vola definitivamente via, acciaccata. Ci si guarda in faccia, sollevate e tristi. Ci si abbandona vicendevolmente senza salutare, come si fa da bambini, attratti da qualcos’altro. Anche se la realtà è che loro mi abbandonano correndo via. Io, adulta in fine, sono ancora affascinata dall’esperienza. Lì, seduta sull’erba a guardare il buio inebetita, come commossa, da una cosa così terrena, così antica, forse.
lunedì 12 luglio 2010
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