Ci avevano avvisato che sarebbe successo qualcosa, ma nessuno sapeva di preciso cosa. Sarcasmo ed ironia sull’argomento si sprecavano. Cosa potrà mai succedere? Poi hanno sempre detto che, per quanto possa fare l’essere umano, non può davvero danneggiare gravemente il pianeta, è semplicemente troppo grosso. La gente nei bar rideva, e trovava buoni argomenti.
Io ero con mia madre. Noi eravamo preoccupate, ma non ci era stato detto niente su cosa fare. Quindi seguivano la routine giornaliera, in silenzio, guardando dalla finestra. Si vedono le colline, da un lato anche la città poco lontana. E’ una splendida giornata, di quelle perfette per una camminata.
Alle 14.27 abbiamo sentito un rumore forte, come di un aereo o di un gigante fuoco d’artificio. Siamo uscite ed abbiamo guardato il cielo. Seguito la lieve striscia di fumo. Da qualche parte, dietro la prima collina, sembra ci sia un incendio, e si intravede una materia nera incandescente, come lava. Nessuno si muove, nessuno accorre, non si sente la sirena dei pompieri. Siamo in attesa. Guardiamo il cielo con attenzione. C’è silenzio per strada.
Come invocato, in pochi secondi qualcosa davvero succede. Il cielo si scurisce. E’ giorno, non ci sono nuvole, ma il cielo si scurisce. E noi guardiamo. In quei pochi secondi la nostra percezione del mondo viene radicalmente sconvolta. Credo fosse per via del magnetismo, è come se ci fosse un terremoto terribile, ma pochissime cose intorno a noi ne sono colpite, spostate, rivoltate. Questa onda colpisce dentro di noi, il nostro equilibrio, i nostri organi interni, come pugni invisibili. Ci passa attraverso sconvolgendoci, ma poi passa.
Io sono caduta a terra, ma non mi sento tanto male. Qualcos’altro è caduto, e piccoli incendi illuminano il chiarore scomparso. La gente sembra si sia improvvisamente svegliata, parlano, qualcuno urla, cercano di spegnare gli incendi, così come decido di fare io. Guardo mia madre ed è terrorizzata. Entrambe sentiamo il clima di terribile aspettativa. Sappiamo che non è finita, ed ognuno cerca di non perdere di vista di propri cari.
Vedo gente che pensa come organizzarsi per proteggersi dalla minaccia imminente. L’urgenza nelle voci, le reazioni eccessive, l’impotenza che emerge da ogni parola, da ogni espressione del viso. Gruppi di persone che non sarebbero mai state insieme altrimenti, si ritrovano per cercare un rifugio, un piano. Penso che dovrei fare qualcosa anche io, ma non riesco ad immaginare una protezione da una minaccia così grande e sconosciuta. Non voglio essere fatalista, voglio lottare, ma mi sforzo di pensare al presente, visto che il futuro è ignoto. Ho paura, quella paura che parte dalla pancia, che ti fa tremare le mani, ma faccio finta di niente.
Passo vicino ad un cespuglio e vedo una pallina di metallo galleggiare nell’aria, è bella ed è strana come tutte le cose accadute oggi. Mi guardo intorno e la prendo. Faccio un po’ fatica, fa resistenza, come se fosse attaccata da qualche parte. Raggiungo mia madre, la abbraccio, e le dico che andrà tutto bene. Mi rendo conto che le palline di metallo si sono moltiplicate, sono ovunque, immobili nell’aria. Sono milioni, da piccolissime a grandi come biglie. Galleggiano come galassie, brillano alla luce degli incendi e riflettono il blu scuro del cielo. Improvvisamente non mi piacciono più.
Voglio rientrare a casa, voglio trovare un posto dove non ci sono le biglie, voglio scappare. Non faccio in tempo a concretizzare questo pensiero, che un’altra ondata invisibile ci investe. Sentiamo le viscere diventare il motore dei nostri movimenti e queste ci spingono uno contro l’altro come magneti. Vedo che anche le biglie cominciano a muoversi, e lo fanno sempre più velocemente. Contro di noi. Contro le case, le auto. Siamo chiaramente diventati uno dei punti di magnetismo; il metallo dei nostri orpelli, quello che scorre nel nostro corpo.
E’ il dolore lancinante che non mi fa apprezzare l’affascinante e marziana situazione. Conglomerati di esseri umani, schiacciati l’uno contro l’altro fino al parossismo, investiti da biglie di metallo a grande velocità, in attesa della chiara conclusione di diventare tutt’uno con tutti gli oggetti circostanti ed in fine la totale scomparsa della terra, in quello che la mia poca conoscenza di astrofisica chiama buco nero. Ora capisco perché non potevano avvisarci alla tv.
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